Raid con bastoni e volti coperti, la procura stringe sulle “ronde”: caccia alla regia unica

Due aggressioni tra San Fruttuoso e Quinto, modalità simili e gruppi numerosi: gli investigatori lavorano sulle immagini e sulle identificazioni

Non più episodi isolati, almeno come ipotesi investigativa. La procura di Genova sta cercando di ricostruire se le aggressioni avvenute in via Pianderlino, a San Fruttuoso, e sul molo di Quinto siano state organizzate dallo stesso ambiente o comunque da persone collegate tra loro. Il punto da chiarire è se dietro quelle che sono state descritte come “ronde” ci sia stata una regia unica, capace di mobilitare gruppi numerosi, con volti coperti e armi improprie.

Il primo episodio risale al 17 giugno, in via Pianderlino. In quella zona un minore non accompagnato era stato aggredito con spranghe e bastoni, mentre gli altri ragazzi che erano con lui erano riusciti a fuggire e a nascondersi nei boschi. In un primo momento si era parlato di circa venti persone coinvolte, ma il quadro emerso dagli accertamenti sarebbe più ampio: il gruppo ripreso nella zona sarebbe stato composto da una quarantina di partecipanti, tra cui anche minorenni.

Proprio le immagini di una telecamera potrebbero diventare decisive. Il filmato viene ora analizzato per dare un nome ai presenti e per capire chi abbia avuto un ruolo attivo nell’aggressione. L’identificazione dei partecipanti è il passaggio centrale dell’inchiesta, perché potrebbe consentire di verificare eventuali sovrapposizioni con quanto accaduto pochi giorni dopo a Quinto.
Nel secondo episodio, un gruppo di giovani che si trovava sul molo davanti ai giardini di Quinto per una festa è stato preso di mira da persone arrivate con caschi, passamontagna e bastoni. Anche in questo caso la modalità scelta dagli aggressori richiama più una spedizione organizzata che una lite improvvisa. È questa somiglianza operativa, insieme alla vicinanza temporale dei due episodi, ad avere spinto gli inquirenti a non escludere un coordinamento.
Le due indagini procedono su binari distinti ma con un punto di contatto evidente: capire se esista una struttura comune dietro le azioni. Sul caso di via Pianderlino lavora la squadra mobile, coordinata dal pubblico ministero Daniela Pischetola e diretta da Carlo Bartelli, con il vice Antonino Porcino. L’inchiesta su Quinto è invece coordinata dal pubblico ministero Fabrizio Givri ed è affidata ai carabinieri.
Gli investigatori stanno incrociando immagini, testimonianze e riscontri raccolti nei due luoghi. La presenza di minorenni nel gruppo di San Fruttuoso complica ulteriormente il quadro, mentre resta da stabilire il livello di organizzazione delle spedizioni e l’eventuale ruolo di chi potrebbe avere convocato o guidato i partecipanti.
La procura, per ora, non chiude nessuna pista. La ricostruzione definitiva dipenderà dalle identificazioni e dai collegamenti che emergeranno tra i soggetti coinvolti nei due episodi. Se dovessero comparire gli stessi nomi, o contatti diretti tra i gruppi, l’ipotesi della regia unica diventerebbe il cuore dell’indagine. In caso contrario, resterebbe comunque il dato di due aggressioni ravvicinate, condotte con modalità simili e con un livello di violenza che ha alzato l’attenzione degli investigatori.
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